Lavoro nel secondo semestre 2021: più annunci meno ricerca

Se è pur vero che il lavoro nel secondo semestre 2021 implica una crescita di annunci sul web con un incremento del 21%, è anche vero che diminuiscono del 3.3% le persone in cerca di impiego. In particolare, su 10 donne, 6 persone in cerca. Inoltre, nell’anno appena concluso, 3 annunci online di lavoro su 4 provengono dal Nord Italia (solo l’8,7% dal Sud Italia).

Il 2021 è stato, per il mondo del lavoro, un anno a luci e ombre, in cui i buoni risultati non riportano il Paese ai livelli pre-pandemia – mancano ancora 200mila posti, dichiara l’Istat – ma permettono di superare la grave impasse del 2020. Secondo le analisi di Jobtech, il secondo semestre dell’anno ha registrato un aumento complessivo del 21% degli annunci di lavoro disponibili online rispetto alla prima parte dell’anno, contrassegnata da un vero e proprio boom (+62%) – comprensibile considerando la terribile situazione del 2020. 

Inoltre, i dati dell’Osservatorio sul mercato del lavoro in somministrazione registrano un calo vdel 3,3% del numero di persone in cerca di una nuova opportunità lavorativa. In termini generali, chi ha un lavoro se lo tiene e non pensa a cambiarlo.

L’analisi Jobtech

Jobtech ha condotto un’analisi su un campione di 50.000 utenti attivi sui portali verticali dell’agenzia nel secondo semestre del 2021: i risultati hanno permesso confermare anche nella seconda parte dell’anno la maggior difficoltà delle donne a trovare un’occupazione. Sono sempre le donne a cercare lavoro in misura maggiore rispetto agli uomini: ben il 63%, contro un 37% della compagine maschile.

Differenze di genere

Il dato, che esaspera il risultato allarmante registrato nel primo semestre (58 vs 42%),conferma che l’aumento dell’occupazione del 2021 ha riguardato solo gli uomini. Le donne che cercano lavoro, si rivelano più qualificate degli uomini:

  • il 24,9% delle donne ha almeno una laurea triennale, contro il 20,9% degli uomini;
  • il 62,2% ha un diploma, contro il 59,4% degli uomini.

A livello di esperienza, invece, non compaiono significative differenze: chi cerca un lavoro oggi ha poco più di 4 anni di esperienza, in uno o più settori lavorativi.

Differenze generazionali

In termini anagrafici, si rileva che sono i millennials a rappresentare la quasi metà del campione di chi cerca lavoro (ben il 46% del totale). Segue la Generazione Z con il 28%. Il 23% appartiene alla Generazione X e il 2,9% del totale sono Baby boomer.

Il lavoro nel secondo semestre 2020 e le differenze a livello regionale

In fatto di opportunità lavorative , anche nel 2021 l’Italia resta spaccata in due. L’anno passato:

  • il 75,7% degli annunci di lavoro online proveniva dal Nord Italia: 42,1% dal Nord-Ovest e il 33,6% Nord-Est;
  • il 15,7% dal Centro;
  • il 8,7% dal Sud e dalle Isole.

Non a caso, il 23,4% di chi ha cercato un’occupazione, attraverso la rete, nel secondo semestre dell’anno risieda in Lombardia. Anche rapportando i dati con la popolazione, le regioni con la popolazione più attivamente alla ricerca di lavoro sono state Valle d’Aosta, Emilia Romagna e Lombardia. Di contro, quelle in cui si è meno cercato lavoro tramite i canali online sono state Calabria, Sicilia e Basilicata. La spaccatura Nord-Sud si conferma anche per quanto riguarda la competizione tra candidati: le regioni contraddistinte dai più alti rapporti tra annunci e candidature sono state Sicilia e Sardegna, mentrequelle dove c’è stata minor competizione su una singola offerta di lavoro – e quindi più chance di assunzione – sono state Friuli Venezia Giulia, Veneto ed Emilia Romagna.

Il retail continua a soffrire, maggiori opportunità nella logistica e nell’ho.re.ca

Anche nel secondo semestre dell’anno trovare lavoro è un’impresa che dipende dal settore scelto: più facile trovare lavoro, perché il divario tra domanda e offerta è più piccolo, nell’ho.re.ca business che negli scorsi mesi aveva davvero sofferto nel far incontrare domanda e offerta di lavoro – e, a seguire, nella logistica e nel mondo dei call center. Di contro, è il retail a soffrire maggiormente: qui le persone in cerca di lavoro sono nettamente di più rispetto agli annunci disponibili.

Gli annunci che rilevano il maggiore interesse da parte di chi è alla ricerca di lavoro contengono la parola “smartworking”: nonostante il parziale ritorno alla normalità che abbiamo vissuto perlomeno fino a poche settimane fa, questo fattore appare, più che un benefit, una condizione imprescindibile, segno forse di una nuova cultura del lavoro.

«La seconda parte dell’anno, conferma una situazione complessa, contraddistinta dalla crescita congiunturale dell’occupazione rilevata dall’Istat (a novembre +2,2% rispetto al 2020) e dalla diminuzione dei  disoccupati e degli inattivi. A queste notizie positive fanno da contraltare tre fattori: in primis, l’attendismo della forza lavoro, che preferisce non cambiare in un momento di assoluta incertezza; in secondo luogo, la situazione delle lavoratrici, mai come oggi vere vittime degli esiti della pandemia sul lavoro, che non riescono a trovare un’occupazione e, pur più titolate e preparate, restano al palo; infine, dobbiamo continuamente ricordare la drammatica spaccatura Nord-Sud, che è ben lontana dall’essere ricucita nonostante sia oggetto di dibattito da decenni e cardine del PNRR».

Angelo Sergio Zamboni, co-founder di Jobtech

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