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Crisi demografica, tra vent’anni 6,8 milioni di lavoratori in meno

La fascia delle persone in età da lavoro andrà sempre più restringendosi, schiacciata agli estremi dai giovani ancora inabili al lavoro (under 15) e i pensionati (oggi considerati over 64).

Produttività e benessere, dall’America un metodo innovativo per ridurre lo stress

Il coach e consulente manageriale american David Allen ha ideato una strategia per superare la contrapposizione produttività/benessere.

Lavoro, redditi e pensioni sempre più bassi

Nella relazione sul XXI Rapporto annuale dell’Istituto è emerso come il 23% dei lavoratori guadagna meno di 780 euro al mese, inclusi i contratti part time.

La dura vita delle madri lavoratrici in Italia

I dati di Eurostat sull’occupazione femminile in Italia dipingono un quadro infelice. Le madri lavoratrici sono state le prime a pagare le conseguenze della pandemia e della crisi che ne è conseguita.

Aumentano gli occupati in Lombardia (+3,3%)

Il numero di occupati in Lombardia cresce di 133mila unità in più rispetto al primo trimestre del 2021. I lombardi che attualmente lavorano sono 4 milioni e 365mila. Misurata in termini percentuali, l’incremento è del 3,1%, al di sotto della media nazionale (+4,8%). In ogni caso la regione si conferma la locomotiva d’Italia per tasso di occupazione con il 67,1%.

Si tratta di una costante ripresa, dopo lo shock del lockdown, iniziata nel secondo trimestre dell’anno passato. La crisi pandemica ha causato un forte trauma per l’economia lombarda, e l’occupazione non è ancora tornata ai livelli pre-pandemici. In particolare, si contano 82mila persone per ripristinare la situazione lavorativa del 2019.

La ripresa ha riguardato prevalentemente i lavoratori uomini, invertendo la tendenza precedente che aveva visto l’assunzione di molte donne. Il settore alberghiero e della ristorazione registrano miglioramenti prossimi alla doppia cifra (+9%), anche se lontano dai livelli pre-crisi.

Occupati in Lombardia, il problema degli inoccupati

Questi dati incoraggianti contengono, tuttavia, un rovescio della medaglia. Si è stimato che parte di questa crescita di occupati in Lombardia è in parte determinata da un calo del numero delle persone in cerca di lavoro. Infatti, la differenza tra disoccupati e inoccupati è che, mentre i primi sono alla ricerca di una posizione lavorativa, i secondi hanno (temporaneamente) gettato la spugna e smesso di cercala. Molti disoccupati stanno, tristemente, scivolando verso l’immobilismo degli inoccupati, con un calo del 5,5% rispetto al 2021.

Dopo il tonfo delle chiusure e dell’interruzione delle attività, l’offerta di lavoro sta avendo un forte rimbalzo (+71%), un segnale che fa ben sperare in vista di ritorno ai livelli di occupati in lombardi al 2019. Anche il saldo tra nuove assunzioni e cessazioni di rapporto è positivo (+76mila nuovi contratti). Su base annua la crescita è pari a 175mila posizioni lavorative. Queste si compongono di 70 mila contratti a termine e 37mila a tempo indeterminato.

Gian Domenico Auricchio, Presidente di Unioncamere Lombardia, ha così commentato i dati del report sul mercato del lavoro regionale del primo trimestre 2022: “L’occupazione in Lombardia continua a cresce, tuttavia la partecipazione al mercato del lavoro è ancora al di sotto dei livelli del 2019, mentre molte imprese segnalano difficoltà nel reperire il personale necessario. Diventa quindi importante favorire l’incontro tra domanda e offerta di lavoro e lo sviluppo delle competenze ricercate dalle imprese. Sarà fondamentale, poi, supportare la conciliazione tra lavoro e vita privata per favorire la partecipazione femminile”.

Lavoro, uno studio accademico rivela le principali situazioni di stress e ansia per le donne

Uno studio delle università di Trieste, Torino e la Bicocca di Milano, insieme al King’s College di Londra, ha esaminato in che modo la qualità e le condizioni di lavoro incidono sulla salute mentale delle donne nel Regno Unito.
Condotto su oltre 26.000 uomini e donne che hanno svolto lo stesso lavoro tra il 2010 e il 2015, è stato analizzato come la salute mentale dei lavoratori sia stata influenzata nel tempo dal cambiamento delle condizioni di lavoro.

Mobilità sostenibile, in futuro 135 nuove professioni

Il modo di spostarsi e le abitudini delle persone di muoversi per motivi di studio o tempo libero potrebbe cambiare radicalmente nei prossimi anni. Il passaggio ai veicoli ad uso elettrico, unito alla scelta di un numero sempre maggiore che sceglie la mobilità sostenibile, porteranno a un’evoluzione dei trasporti, in cui ci sarà un travaso di posti di lavoro da un settore all’altro.

Il centro di Ricerca Randstand Research ha delineato gli scenari possibili tracciati dalla rivoluzione green legata alla mobilità. La green economy necessiterà di infrastrutture nuove, e la fase di transizione e implementazione potrebbe generare fino a 135 nuove professioni. Principalmente pianificatori di mobilità sostenibile, change manager per la transizione ai nuovi sistemi, esperti di trasformazioni digitali, gestori di fabbriche nell’economia circolare e così via. Il campo delle competenze saranno prevalentemente tecniche. Tuttavia Randstand include nell’elenco lauree in filosofia e discipline umanistiche.

Le Università italiane saranno chiamate a ideare nuovi corsi di lauree, triennali e specialistiche, per andare incontro alla domanda di lavoro e prevenire un possibile gap tra competenze richieste ed effettive. Randstand Research ha mappato l’offerta di percorsi di formazione terziaria per nuova mobilità disponibili in Italia. Sono stati individuati 19 corsi di lauree triennali nell’area “scienze della pianificazione territoriale, urbanistica, paesaggistica e ambientale”, 13 specialistiche di “pianificazione territoriale, urbanistica e ambientale”, quattro lauree professionalizzanti nei percorsi di ingegneria edile e ambientale. Dall’analisi emerge come le materie abilitanti sono presenti in misura diversa ma significativa in tutti i percorsi, anche se la maggior parte risultano ancora distanti dalle esigenze attuali del mercato del lavoro. Il deficit è principalmente nella formazione relativa a sostenibilità e digitale.

Impennata di vendite di auto elettriche

Nel frattempo il mercato dell’auto elettrica è in ascesa, e ha registrato oltre 100mila veicoli elettrici immatricolati in Italia a inizio 2021. Gli Ecobonus e la costruzione di impianti per la ricarica (21mila punti in tutta Italia) ha sicuramente dato degli incentivi in più per acquistare auto elettriche. Tre sono, al momento, i profili maggiormente richiesti: il sales e-manager, il fleet manager e il business development manger e-mobility.

Il sales manager e-mobility si occupa della vendita di colonnine di ricarica a terzi. Il fleet manager esperto di e-mobility della gestione di parchi auto elettrificati e non. Infine, il business development manager e-mobility si dedica alla gestione delle colonnine per conto della propria azienda. Sono figure altamente specializzate, con un taglio multidisciplinare tra le aree dell’ingegneria, dell’informatica, della matematica e delle scienze in generale.

In altre parole, il futuro mercato del lavoro si tinge di verde e si amplia di competenze sofisticate, a cui bisognerà far fronte con un’offerta formativa adeguata e l’aggiornamento costante delle evoluzioni nei rispettivi campi.

Great Resignation “tiepida”: il fenomeno (al momento) non sfonda in Italia

La Great Resignation, nome con cui si indicano le dimissioni “in massa” da parte di lavoratori, per lo più giovani, in cerca di condizioni salariali e lavorative migliori, si sta espandendo a macchia d’olio, provocando dei veri e propri buchi in alcuni settori. Qual è la vera portata in Italia? Cosa potrebbero comportare queste “grandi dimissioni” nel mercato del lavoro?

Trasparenza lavoro: i punti salienti del Decreto

Per adeguare il proprio ordinamento alla direttiva europea 1152 del 2019, il governo ha varato il Decreto sulla Trasparenza del Lavoro, con lo scopo di migliorare le modalità di accesso dei lavoratori alle informazioni concernenti le condizioni di lavoro.
Il provvedimento mira a chiarire le informazioni riducendo i margini di incertezza in capo al lavoratore, specialmente alle tipologie di lavoro non standard.

Lavoro, 1,7 milioni di over 55 in più negli ultimi dieci anni

Nel 2021 in italia la fascia di lavoratori senior (55-64 anni) è cresciuta di 1.7 milioni di unità rispetto al 2011. I fattori di tale incremento nel mondo del lavoro sono molteplici, connessi in parte al calo demografico, la riforma delle pensioni e l’esclusione di cassintegrati da più di tre mesi dal tasso occupazionale.

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