Regioni e occupazione, la classifica del lavoro in Italia

L'indagine Istat sul lavoro in Italia ha messo in luce le differenze di occupazione tra le Regioni. Ecco quali risultati ha prodotto.
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Nonostante l’occupazione in Italia stia aumentando sempre di più, persiste il gap tra le Regioni, soprattutto tra Nord e Sud dove le differenze sui numeri relativi al lavoro sono sostanziali. Ecco la classifica e i dati stilati dall’Istat.

Lavoro, cresce l’occupazione ma rimane la differenza tra le Regioni

L’ultimo rapporto Istat sull’occupazione provoca ottimismo per il futuro ma, nonostante questo, ci sono ancora molte problematiche da risolvere. Quella più evidente è la differenza tra le Regioni del Nord e quelle del Sud, con un divario allarmante tra le persone occupate nel settentrione e nel meridione.

Al Nord si lavora generalmente di più, per via del maggior numero di posti di lavoro disponibili e di opportunità migliori. Persiste dunque il gap, il Governo dovrà cercare di attuare nuove misure volte a riequilibrare le finanze del Bel Paese, così da avere una crescita unitaria.

Le differenze occupazionali tra il Nord e il Sud dell’Italia hanno un impatto significativo sullo sviluppo economico e sulla qualità della vita delle persone nelle rispettive Regioni. Mentre nel settentrione esistono maggiori opportunità di lavoro altamente qualificato, salari elevati e migliori condizioni di lavoro, il meridione continua a lottare contro la disoccupazione e l’emigrazione di giovani professionisti alla ricerca di migliori opportunità di lavoro altrove.

La classifica, da Nord a Sud

Proseguiamo ora andando ad analizzare alcuni dati, così da comprendere meglio quanto scritto in precedenza. Partiamo dalla Regioni settentrionali con la Provincia autonoma di Bolzano che tocca il picco del 79,2% di persone occupate. Seguono poi la Provincia autonoma di Trento e la Valle D’Aosta con una percentuale pari al 74,9%.

In generale, la media mantenuta dalle Regioni del Nord Italia è del 73,2%, molto positiva e in crescita rispetto ad annate molto complicate. Basta spostarsi di qualche chilometro e raggiungere il centro per vedere la percentuale cadere a picco.

Solamente la Toscana e le Marche riescono a tenere il passo, mentre l’Umbria si avvicina. Il Lazio, invece, ha un tasso occupazionale pari solo al 66,5%. Spostandosi al Sud, infine, la situazione diventa drammatica. Abruzzo (62,8%), Molise (58,8%) e Sardegna (58,6%) riescono a salvarsi. Basilicata e Puglia rimangono sopra al 50% mentre Campania, Calabria e Sicilia scendono al di sotto.

Le donne e il lavoro

Da un lato il gap tra Regione e Regione, dall’altro quello tra uomo e donna. La disparità persiste e fatica a colmarsi. Solo la Valle D’Aosta riesce ad avvicinarsi alla parità occupazionale con una percentuale di uomini impiegati che è pari al 79%, e di donne che sfiora il 71%.

Ancora una volta, fanalini di coda in questa classifica, ci sono le Regioni del Sud. In Puglia, Campania, Calabria e Sicilia lavorano solamente meno di due donne su cinque.

Il Governo avrà dunque l’arduo compito di limare le differenze, per avviarsi verso un futuro maggiormente equo e paritario, sia tra Regioni che tra uomo e donna. Accrescere le opportunità lavorative nel meridione non potrà far altro che preservare e migliorare l’economia del Bel Paese, così come impiegare un maggior numero di quote rosa.

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