Lo scorso anno i lavoratori agili, ossia i lavoratori con contratti che includono la possibilità di lavorare in remoto e per obiettivi, erano in Italia oltre 3,5 milioni. Una percentuale piccola rispetto al totale della forza lavoro e più bassa di quella del resto dei paesi europei, ma non tanto piccola e bassa da non generare dibattito – e preoccupazioni – riguardo alle tutele dei lavoratori in smart working. Che ne è della sicurezza sul lavoro è uno degli argomenti sollevati più frequentemente in questo genere di discussioni considerato che a casa, negli spazi aperti, nei luoghi pubblici come biblioteche o bar che offrono la possibilità a chi lo desidera di lavorare l’ambiente non è progettato tenendo conto di esigenze lavorative specifiche, né effettivamente controllabile da chi è responsabile della sicurezza dei lavoratori. Ecco allora, a proposito, qualche consiglio utile per orientarsi tra doveri e obblighi del datore di lavoro in smart working.
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Il datore di lavoro deve informare i dipendenti sui rischi dello smart working
La prima cosa utile da sapere è che il datore di lavoro resta responsabile della sicurezza sul lavoro dei propri dipendenti anche in smart working, quando questi non lavorino, cioè, da uffici e altri locali aziendali.
L’impossibilità, a cui si è accennato, di controllare che il posto da cui svolgono le proprie mansioni sia idoneo e conforme agli standard previsti dalla normativa italiana dà luogo innanzitutto all’obbligo per il datore di lavoro di predisporre un’informativa sui rischi dello smart working e diffonderla ciclicamente – in genere una volta all’anno – ai dipendenti e al responsabile della sicurezza sul lavoro, se è previsto che ne sia nominato uno. Si tratta di un documento in cui sono riassunti i principali rischi connessi al lavoro da remoto che vanno da rischi posturali legati al restare per troppo tempo seduti in una postazione non adeguata, a quelli per la vista se si trascorre molto tempo davanti a videoterminali, senza tralasciare quelli a livello organizzativo e di isolamento né il grande tema – sempre più sotto i riflettori – del burnout legato a un cattivo equilibrio tra vita lavorativa e vita privata.
L’obbligo per il datore di lavoro di fornire attrezzatura conforme a chi fa smart working
Aspetto non meno importante: il datore di lavoro ha l’obbligo di mettere a disposizione del lavoratore in smart working strumenti di lavoro conformi agli standard tecnico-normativi in vigore. Nella pratica questo vuol dire che il datore di lavoro deve assicurarsi che computer, tastiere, mouse ed eventuali altri device utilizzati dal lavoratore a casa (o in qualsiasi altro luogo si trovi) abbiano caratteristiche idonee a compiere le task quotidiane di cui è incaricato. Se così non fosse, su siti come https://www.clickufficio.it/ ci sono offerte appositamente pensate per le esigenze del lavoro flessibile.
In gioco c’è in questo caso una questione certamente di sicurezza e di salute del lavoratore che, costretto a usare equipaggiamento non idoneo, potrebbe risentirne negativamente, ma anche una questione di privacy e tutela dei dati dal momento che dispositivi obsoleti e privi delle adeguate protezioni potrebbero esporre involontariamente informazioni critiche riguardanti l’azienda e i suoi utenti.
La sicurezza sul lavoro in smart working, in altre parole, è più che mai una questione di stretta e reciproca cooperazione tra datore di lavoro e dipendenti.


